Gasdotto trans-sahariano: un impresa tra opportunità e sfide

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Il gasdotto trans-sahariano (TSGP) è un ambizioso progetto infrastrutturale che risale al 2009. L’obiettivo è realizzare un collegamento di oltre 4000 chilometri per trasportare ingenti volumi di gas naturale dai giacimenti nigeriani fino alle coste del Mediterraneo, passando per Niger e Algeria. Si tratta di un’opera mastodontica che richiederebbe la posa di migliaia di chilometri di tubature attraverso il deserto del Sahara, con un investimento stimato intorno ai 10 miliardi di dollari.

Il tracciato definitivo non è ancora stato delineato nei dettagli, ma parte dal delta del Niger in Nigeria, risale verso nord attraverso il Niger fino a raggiungere l’Algeria, da dove il gas potrebbe essere esportato via mare verso l’Europa oppure convogliato nella rete di gasdotti algerini esistenti. L’infrastruttura permetterebbe di instradare ogni anno fino a 30 miliardi di metri cubi di gas, rendendo disponibili per l’export risorse preziose per i mercati europei.

Il 2023 è stato un anno cruciale per il progetto del gasdotto trans-sahariano, che ha dovuto confrontarsi con nuove complesse sfide. In particolare, la situazione geopolitica nell’area del Sahel è notevolmente peggiorata a causa dell’instabilità politica in Niger, dove un colpo di stato ha destabilizzato il Paese.

Questi sviluppi hanno sollevato nuovi dubbi sulla sicurezza e la fattibilità dell’infrastruttura, dato che il tracciato attraverserebbe zone remote ad alto rischio terroristico. I gruppi jihadisti che operano nella regione potrebbero facilmente prendere di mira un gasdotto così lungo ed esposto, rendendolo vulnerabile ad attacchi e sabotaggi.

Un altro nodo critico emerso riguarda l’impatto sulle comunità locali e la condivisione dei benefici economici di un’opera che attraverserebbe i loro territori senza però coinvolgerli attivamente. C’è il rischio di tensioni e proteste da parte delle popolazioni saheliane, che temono di non ricavare vantaggi concreti da questo progetto, pur sopportandone i potenziali costi ambientali e sociali.

Se dal punto di vista tecnico ed economico la realizzazione del gasdotto appare fattibile, restano aperte una serie di incognite di natura geopolitica che nel corso del 2023 sono parse aggravarsi ulteriormente, ponendo interrogativi sulla reale praticabilità dell’opera. Servono soluzioni innovative per garantire la sicurezza e la sostenibilità locale di un progetto così strategico.

Si tratta senza dubbio di un progetto cruciale per lo sviluppo energetico dell’Africa e per il rafforzamento dei legami economici tra questo continente e l’Europa. Tuttavia la sua realizzazione pone sfide rilevanti, sia dal punto di vista finanziario che sotto il profilo della sicurezza, data la lunghezza del tracciato e le difficili condizioni geopolitiche dell’area saheliana che attraverserebbe.

Opportunità e vantaggi per l’Europa

Nonostante le difficoltà, il potenziale del TSGP in termini di opportunità rimane notevole, specialmente per quanto riguarda il nostro continente. Analizziamo i principali vantaggi:

  1. Diversificazione delle fonti energetiche.  La realizzazione del gasdotto trans-sahariano offrirebbe all’Europa un’opportunità unica per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico, diminuendo la dipendenza dalla Russia. Dopo l’invasione dell’Ucraina, trovare alternative è diventata una necessità strategica impellente per molti Paesi europei. Il gasdotto potrebbe trasportare fino a 30 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dall’Africa fino alle coste del Mediterraneo. Un volume aggiuntivo molto significativo, che equivarrebbe a oltre un terzo del gas annualmente importato dalla Russia prima della guerra. Mettere in comunicazione le risorse energetiche dell’Africa Occidentale con i mercati europei attraverso il Nord Africa consentirebbe di accedere a giacimenti inutilizzati e aprirebbe una nuova rotta in grado di competere con quella russa. Un passo essenziale verso una maggiore sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti. Ovviamente l’opera richiede investimenti ingenti e presenta rischi geopolitici, ma se l’Europa riuscirà a vincere questa sfida, potrà ridurre drasticamente la sua dipendenza dalle forniture del Cremlino. Un obiettivo strategico per cui vale la pena di impegnarsi con decisione e lungimiranza.
  2. Creazione di posti di lavoro. Oltre ai benefici geopolitici, la costruzione del gasdotto trans-sahariano genererebbe anche un considerevole impatto occupazionale, creando moltissimi nuovi posti di lavoro sia diretti che nell’indotto. Realizzare un’infrastruttura così imponente, che attraversa centinaia di chilometri di deserto, richiede l’impiego di un gran numero di operai, tecnici specializzati, ingegneri, manager. Senza contare i posti di lavoro indiretti per attività di servizio, logistica, sicurezza. Anche la successiva gestione del gasdotto una volta operativo necessiterà di personale per la manutenzione, il monitoraggio, la vigilanza e tutte le altre attività di supporto. In sintesi, si stima che il progetto potrebbe creare diverse decine di migliaia di posti di lavoro sia in Africa che in Europa. L’impatto occupazionale sarebbe un fattore di sviluppo economico molto rilevante per i Paesi coinvolti, offrendo opportunità preziose soprattutto alle popolazioni delle aree più povere attraversate dal tracciato. Un beneficio che bilancia almeno in parte i rischi ambientali e le preoccupazioni delle comunità locali.
  3. Rafforzamento dei rapporti tra Europa e Africa. La realizzazione del gasdotto trans-sahariano avrebbe un impatto geopolitico di grande rilevanza, rafforzando la cooperazione energetica e le relazioni complessive tra Europa e Africa. Si tratterebbe di un progetto in grado di saldare i legami tra i due continenti. La gestione congiunta di un’infrastruttura così strategica, dai giacimenti nigeriani fino alle coste del Mediterraneo, imporrebbe una collaborazione molto stretta tra i Paesi coinvolti. Un’interdipendenza che può gettare solide basi per partnership reciprocamente vantaggiose. Inoltre, l’Europa diventerebbe un destinatario cruciale del gas africano, incentivando gli investimenti nelle risorse energetiche del continente. Una prospettiva win-win, con benefici per entrambe le parti. Infine, la realizzazione di un progetto così ambizioso testimonierebbe la volontà e capacità di Europa e Africa di cooperare alla pari per obiettivi comuni di sviluppo sostenibile. Un segnale politico forte, che rafforzerebbe il dialogo birregionale. Insomma, sotto il profilo geopolitico il gasdotto può segnare una svolta nei rapporti tra i due continenti, imprimendo nuovo slancio a una collaborazione troppo spesso frenata da diffidenze e stereotipi da superare. Un’occasione che è interesse comune cogliere.

In conclusione, possiamo affermare che nonostante le sfide logistiche e geopolitiche da superare, la realizzazione del gasdotto trans-sahariano meriterebbe uno sforzo congiunto da parte dell’Europa e dell’Africa. I potenziali benefici in termini di sicurezza energetica, diversificazione degli approvvigionamenti, crescita economica e rafforzamento dei legami birregionali sono troppo importanti per lasciarsi frenare da timori o diffidenze.

Certo, garantire la sostenibilità ambientale e sociale dell’opera non sarà semplice, così come assicurarne la sicurezza in aree instabili e remote. Ma con una visione lungimirante e il giusto spirito di cooperazione, queste difficoltà possono essere superate. Se Asia ed Europa hanno realizzato il gasdotto del Turkmenistan, attraversando territori impervi, non c’è ragione per cui Europa e Africa non possano fare altrettanto nel deserto del Sahel. Le risorse ci sono, la volontà politica deve seguirne l’esempio.

In fondo, questo progetto può segnare davvero un nuovo capitolo nei rapporti tra i due continenti. Sta a noi cogliere l’opportunità e vincere la sfida, guardando al futuro con coraggio. Il gasdotto trans-sahariano ne è un simbolo e una promessa: uniti possiamo fare grandi cose.

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